Intervistati da Marina Savarese

Un artista a due teste chiamato Fupete
Ha recentemente esposto al Museo di Arte Moderna di Città del Messico, ha aperto mostre personali a Torino, Milano e Barcellona, ha collaborato per molti anni come art director della rivista Rojo e disegnato un’esclusiva collezione di piatti per Cirio Alta Cucina. Si firma “Fupete”.

Ma chi c’è esattamente dietro a questa figura?
“Daniele ed Erika, toro e sagittario, niente soprannomi. Fupete è un artista, è il nostro alter ego artista. È Daniele, e il suo sogno fin da bambino di diventare artista (suo nonno macchiaiolo ne sarebbe stato fiero!). È Erika, che entra nel progetto verso il 2005 curando la prima personale a Roma, e da allora collabora a tempo pieno all’invenzione e alla realizzazione dei progetti di viaggio e arte intorno al mondo.”
Una coppia, quindi, con base in Toscana (tra le colline pisane, per essere più precisi) che lavora dovunque ci sia spazio per le loro idee e per i loro progetti. “In questi otto anni ci siamo spostati da un casale all’altro in vari paesini, cercando sempre nuove prospettive e diverse angolazioni. Fare traslochi poi ci ha permesso di rimanere leggeri, un po’ come nei viaggi che facciamo: è salutare, è ricco. Andare in giro con l’indispensabile ci permette di essere più distanti dal nostro luogo di origine e di essere più aperti al luogo in cui siamo. È uno stile di vita che ci siamo costruiti nel tempo e che abbiamo scelto anche perchè è il migliore per avere idee ed essere liberi di realizzarle. Il nostro sogno è di trovare continuità nel passare sei mesi l’anno in giro per il mondo e sei qui in Toscana durante la primavera/estate.” Ancora non hanno raggiunto questo obiettivo, ma gli spostamenti sono frequenti: Barcellona, Parigi, Milano, Città del Messico, Oaxaca, San Paolo sono città in cui hanno passato negli ultimi anni molto tempo, ritornandoci più volte per pura curiosità, per ricerca, per mostre, inviti a festival, o per organizzare festival da loro inventati.
“Invece Roma e Treviso, sono altra cosa, in queste città ci abbiamo vissuto per degli anni; Daniele livornese considera Roma una patria adottiva, è li che ha iniziato davvero a fare, voce del verbo fare.”

Ed il “fare” è una dimensione tipica per Erika e Daniele, che nel corso di questi anni ne hanno fatte di tutti i colori. A cominciare dal “rosso”, o meglio, da ROJO: “Quella di Rojo è stata un’esperienza leggendaria. Il colore è l’unico per cui valga la pena vivere e far attenzione. Nero, rosso, bianco, serve un altro colore? La rivista, il network internazionale… la prima rivista al mondo senza testo, faceva 32000 copie effettivamente stampate e distribuite in quasi tutti i paesi del mondo. Fupete è stato direttore associato della rivista per quasi 6 anni; Barcellona è un po’ una seconda casa anche per i numerosi progetti in cui ci hanno coinvolto. Oggi è bella Barcellona, dieci anni fa era memorabile. Spesso ancora collaboriamo con David, il genio del male dietro le quinte, il nostro viaggio a San Paolo in Brasile e le installazioni realizzate al Museo MIS dell’Immagine e del Suono un paio d’anni fanno parte di un progetto curato da lui.”

Artista, illustratore, autore di performance, organizzatore di eventi; un chiaro esempio che con l’arte, e con tanto impegno, è davvero possibile lavorare… ”All’estero di più, e meglio. Viviamo in uno strano Paese in cui le parole “espressione artistica” e “professionalità” è difficile trovarle nella stessa frase. Da chi si esprime. E ancor più dai committenti. È molto impegnativo per la maggior parte delle persone pagare un affitto, le tasse e vivere con dignità, figuriamoci per noi che ci occupiamo di arte, di cultura e di grafica, in questo Paese. L’ambito non è certo dei migliori per vivere di agi materiali, diciamo che sicuramente è impagabile vivere delle proprie passioni, poterle alimentare, prendersi i tempi necessari per elaborare dei cambiamenti e dei progetti. È un divenire più che un presente. Poi in fondo si tratta sempre di scegliere da che parte stare. Sarebbe forse più facile altrimenti, ma così è il nostro. E resta sempre il prossimo viaggio lontano o la prossima commissione da un altro continente a ricordarci che si può fare, anche da qui.”

Le attività di Fupete non si fermano qui e la divulgazione è un altro aspetto fondamentale della loro professione che si attua con corsi di disegno e pensiero creativo, tenuti in scuole, musei, festival e mostre, ma anche nella quiete del loro studio tra le colline di Crespina due mercoledì al mese per pochi intimi. “Insegnare è insegnare pensiero creativo, o no? Che altro può essere? Che insegnano a scuola? Ogni volta che incontriamo bambini che disegnano le case col giardino, il camino, l’albero fuori, la porta e la finestra, me lo chiedo. Ma che insegnano a scuola? Nel nostro piccolo ci proviamo, da qualche anno teniamo corsi di disegno e pensiero creativo.”

Accanto a Fupete vediamo apparire Nasonero, che non è l’antagonista di Fupete ma l’altra faccia della medaglia ovvero lo studio di grafica, la base operativa che si occupa della parte curatoriale. Come quella del Drawing(a)live festival, un altro progetto che Daniele e Erika stanno portando avanti dal 2011 “Hai presente Fry di Futurama che suona l’Olofono? Disegni e arti performative, dal vivo. Prendi un artista, fallo disegnare, mettilo su un palco e fallo interagire con una band musicale o con attori di teatro o con performer. O tutto questo mescolato. Mixed realities. Questo è. Nel 2012 la seconda edizione l’abbiamo portata a Città del Messico e a Oaxaca in luoghi come il MAM Museo d’Arte Moderna dove durante le performance gli artisti hanno disegnato con la luce su opere di “gente” come Siqueiros… Un’esperienza incredibile: accoglienza calorosa, alla messicana, palchi e strutture che in Europa ci sogniamo, tutti che vogliono sapere, vogliono conoscerti, interagire, chiedere, farti vedere che fanno. Molto poco scena europea. L’anno prima in versione molto underground il festival è nato proprio in Toscana, la prima edizione a Viareggio a Laboratorio 21 dai nostri amici Carlo e Gaia. La terza è in programma per il 2014 ci piacerebbe portarlo a Barcellona ma per ora bocche cucite.”
E noi non indaghiamo oltre. Anzi, prendiamo fiato e divaghiamo parlando di mare, donne con le code di pesce e uomini barbuti capitani di navi.

Hai mai disegnato un pirata? E una sirena?
“Amiamo i pirati e le piratesse, li vediamo ovunque. Li disegnamo da sempre; nel 2009 erano il tema della mostra personale parigina “Jolly Roger” alla galleria Since. Fupete per molti anni ha avuto come firma un teschio con le ossa incrociate. L’anime One Piece è stata per noi una fissazione anni fa, poi Corto Maltese, Capitan Harlock… Ci piace fare una cosa quando viaggiamo: andare in paesini sperduti sul mare e con una birra o qualche succo d’ananas sederci ad osservare la vita e le persone che ci circondano. Sulle banchine dei porti, sulle spiaggiette messicane, nei vicoli a strapiombo croati, nelle polverose piazzette siciliane incontri spesso pirati contemporanei. Fantastichiamo sulle loro vite e su chi sono, ridiamo e sorridiamo di loro, gli diamo dei soprannomi e ci inventiamo delle storie. Siamo dei bambini, Picasso quel brontolone, ne sarebbe felice ma non te lo direbbe.”

Quindi, se vi regalassimo un galeone, dove ci andreste?
“Sicuro nei mari del sud, passando per l’arcipelago di Tonga, lì non c’è mai stata dominazione straniera; poi le Samoa per partecipare ad una “Le fa’alavelave”, cerimonia dello scambio di doni, Tahiti e la polinesia francese per vedere l’impatto della nostra cultura su quella dei nativi e per seguire le tracce di Gauguin… e poi arrivan le navi della corona, issate le vele, preparate i rampini. All’arrembaggio ragazzi, ora! :•)!”

Imbarcarsi con Fupete potrebbe rivelarsi un viaggio davvero interessante. Intanto, per scoprirne di più ti basterà navigare On-line www.fupete.com o cercarli Off-line…”al mare, nel bosco, a letto, a tavola, in treno.”

Source:

Pirati e Sirene, intervista, Livorno, Italia 2014
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