Di Valeria Trigo

Il design? È una fantasia di adolescenti

A matita o in vettoriale, gli italiani sono, da sempre, un popolo di disegnatori. Con un gusto che ha fatto scuola, dalle botteghe del Rinascimento al disegno industriale del ‘900. Un modo di progettare che va oltre la quotidianità e incarna uno stile di vita: pochi mezzi e tante idee per vincere la sfida tecnologica e continuare a stupire. È da questo mix d’ironia e disincanto che nascono gli oggetti di culto del design italiano, dalla Vespa di Corradino d’Ascanio agli scaffali Carlton di Ettore Sottsass, dal telefono Grillo di Zanuso alle caffettiere di Aldo Rossi per Alessi. Opere tangibili, prima che la rivoluzione mediatica segnasse il trionfo dell’immateriale. Tutto tradotto in byte, pixel e cripto-alfabeti sparsi nell’etere. Inevitabile che le nuove generazioni, cresciute a tv e videogiochi, PC e fibre ottiche parlassero il linguaggio delle immagini. Finita l’era del prodotto, i creativi di oggi puntano tutto sulla comunicazione visiva, dopo averne subito, per primi, il fascino. Ecco, allora, che fumetto, fotografia, graffiti e mirabilia digitali sono la sorpresa del design italiano. E più che progettare «dal cucchiaio alla città», si plasmano mondi paralleli, carichi di sogni e fantasie adolescenziali. Sì, perché se la simulazione è la regola, non resta che il viaggio à rebours dentro se stessi, alla ricerca di autenticità. Una storia che, per quanto infarcita, è più genuina dei tanti format simil-reality che si vedono in circolazione. Ma, se il sistema continua a identificarsi con il modello élitario dei beni di lusso, gli emergenti puntano invece sul capitale umano, frutto di esperienze personali condivise. Una creazione che procede per empatia e si rafforza con l’affinità di stimoli e interessi. Com’è accaduto a Daniele Tabellini, in arte Fupete (www.fupete.com), tra i designer più interessanti della scena attuale. Un nome che è un inno all’infanzia («fupete» è la pronuncia storpiata da un bambino dello spagnolo «chupete», «ciuccio») Daniele porta avanti, oltre all’attività di freelance, la ricerca e il networking creativo. Direttore associato di Rojo Magazine, due anni fa ha fondato uno studio nel quartiere romano del Pigneto, per promuovere il binomio arte-sperimentazione. Trasferitosi da poco a Crespina, vicino Pisa, continua a catalizzare le energie sprigionate sull’asse Roma-Toscana-Barcellona, con mostre e happening itineranti fuori dal circuito ufficiale. Come la performance interattiva Irobò , ospitata di recente al Rialto Sant’Ambrogio di Roma. Realizzati con cartoni d’imballaggio e un’estetica neo-pop, i robot sono «bolle comunicazionali» che invitano a vivere lo spazio come un possibile campo di giochi. Animati da quello spirito ludico che caratterizza tutti i lavori di Fupete, dalla grafica all’installazione, e riflette il melting-pot in cui è cresciuto, tra videogame anni ’80 e zapping televisivo. […]

Source:

l’Unità, Italy 2007, 16 Giugno, pg. 24

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